spalla congelata

Spalla Congelata - Dott. Enrico OrlandelliLa Spalla Congelata è una delle più comuni patologie del distretto scapolo-omerale.
E’ caratterizzata da rigidità articolare e dolore localizzato al quadrante superiore tali da impedire la completa funzionalità della spalla.
Da quando è stata identificata ad oggi la nomenclatura della Spalla Congelata è stata più volte modificata. In alcune diagnosi o classificazioni è possibile riscontrare i nomi “Frozen Shoulder”, “Spalla Rigida” e “Capsulite Adesiva”, invece che Spalla Congelata.

Si stima che la Spalla Congelata abbia una prevalenza variabile dal 2 al 5% della popolazione generale, con un’incidenza maggiore fra i 40 ed i 70 anni ed un coinvolgimento del sesso femminile pari al 60% rispetto al sesso maschile.

La Spalla Congelata si sviluppa solitamente attraverso alcune tappe principali. La prima fase è caratterizzata dall’esordio acuto del dolore, presente sia durante il movimento che a riposo, la seconda dal peggioramento delle condizioni cliniche, con una netta riduzione della mobilità della spalla, in particolare della rotazione esterna, della flessione e dell’abduzione, l’ultima fase dal graduale miglioramento del dolore e della mobilità.
I tempi in cui queste fasi si susseguono variano da alcuni mesi fino a più di 1 anno.

Il meccanismo fisio-patologico alla base dello sviluppo della Spalla Congelata di tipo primario, cioè quella forma in cui è stata fatta diagnosi escludendo una patologia sottostante o una causa connessa, non è chiaro. Le forme secondarie possono essere conseguenti a disordini della cuffia dei rotatori, fratture dell’omero o della clavicola, postumi di chirurgia toracica o condizioni cliniche sistemiche.

Il processo di cura della Spalla Congelata prevede l’utilizzo di vari terapie a seconda della fase e della severità del quadro clinico. Ad oggi non è ancora stato definito un modello di trattamento standard, ma lo studio della letteratura scientifica permette di individuare quali siano gli interventi più efficaci a seconda delle caratteristiche e della stadiazione di tale condizione.

Fisioterapia e Osteopatia

Spalla Congelata - Dott. Enrico Orlandelli La terapia della Spalla Congelata comprende:

  • Terapia Manuale
  • Esercizio Terapeutico
  • Informazione ed Educazione
  • eventuale Terapia Fisica Strumentale

La prima scelta nell’approccio terapeutico alla Spalla Congelata è il trattamento conservativo.
Le tecniche di Terapia Manuale e gli Esercizi hanno come obiettivo primario quello di migliorare la restrizione di movimento. Ogni attività produce effetti differenti sulle singole strutture della spalla, pertanto è fondamento scegliere i migliori esercizi per ogni situazione personale.

E’ opportuno considerare un percorso di trattamento dell’ipo-mobilità di spalla attraverso la Fisioterapia sia nella fase di sviluppo di patologia che a distanza di tempo.
Evitare di sottoporsi ad un percorso terapeutico è rischioso, in quanto l’idea che la Spalla Congelata si risolva spontaneamente con il tempo non è supportata dalla ricerca.

Domande frequenti (FAQ)

È una patologia infiammatoria e fibrotica della capsula. Attraversa tre stadi: la fase di “congelamento”, caratterizzata da dolore acuto e progressiva perdita di mobilità, la fase “congelata”, dominata dalla rigidità globale della spalla e la fase di “scongelamento” in cui si verifica una progressiva remissione del dolore e ritorno del range di movimento fisiologico.

Nella prima fase (altamente reattiva) le forzature meccaniche alimentano l’infiammazione e aggravano il quadro. Il fisioterapista interviene con mobilizzazioni a bassa intensità per contenere il dolore e mantenere il movimento tollerabile senza scatenare spasmi.

Subentrata la fase di rigidità pura, quando il dolore a riposo svanisce, il trattamento diventa meccanico: stretching capsulare specifico, mobilizzazioni articolari ed esercizi di mobilità attiva per migliorare la funzionalità della spalla.

La patologia è auto- limitante, ma la risoluzione spontanea richiede da 1 a 3 anni. Un intervento fisioterapico mirato accelera le fasi patologiche, restituisce autonomia funzionale precoce ed evita l’instaurarsi di severi compensi posturali.

L’infiammazione capsulare aumenta la pressione intra-articolare. Durante la notte, il calo dei livelli fisiologici di cortisolo (antinfiammatorio naturale) e le posizioni clinostatiche comprimono ulteriormente le strutture reattive, scatenando dolori lancinanti.

Spesso è idiopatica (senza causa apparente), tuttavia si può prevenire la variante secondaria evitando l’immobilità prolungata: dopo traumi, interventi chirurgici o dolori acuti alla spalla, la mobilizzazione precoce è l’unica strategia preventiva efficace.

Sì, i pazienti diabetici hanno un rischio da 3 a 5 volte maggiore di sviluppare Spalla Congelata (spesso bilaterale). L’eccesso di glucosio nel sangue altera la struttura delle fibre di collagene articolari, rendendo la capsula più rigida e suscettibile all’infiammazione.

La chirurgia (capsulotomia artroscopica o sblocco in narcosi) è considerata l’extrema ratio. È indicata nei casi in cui il trattamento fisioterapico e farmacologico ben condotto falliscano nel produrre miglioramenti funzionali dopo 6-9 mesi di fase rigida.